Diritto Penale

Avvocato di diritto penale anche nella provincia di La Spezia


aI professionisti dello Studio specializzati nella materia penalistica forniscono assistenza non solo nel territorio di Carrara ma anche in provincia di La Spezia, trattando ogni problematica con quelle particolari doti di sensibilità e attenzione alle esigenze del cliente che necessariamente si impongono ad un Avvocato di diritto penale. Si occupano in particolare di reati contro la persona e il patrimonio, reati inerenti alla sfera familiare e reati colposi, per i quali forniscono assistenza sia agli imputati e alle persone querelate o denunciate, sia alle vittime di reato mediante la costituzione di parte civile. La profonda conoscenza di tutti gli istituti penalistici e la lunga esperienza maturata hanno consentito inoltre allo Studio di trattare reati di maggior gravità e di fregiarsi, con riferimento agli stessi, di numerosi successi in ogni grado di giudizio.

La sentenza di assoluzione del DG Dott. Delvino

Commento alla Sentenza del Giudice per l'Udienza Preliminare del Tribunale di Massa num. 20/14 Reg. Sent.
Il giorno 30.12.2014 il Giudice per l'Udienza Preliminare, Dott. Alessia Solombrino, ha depositato presso la cancelleria del Tribunale di Massa la Sentenza, completa delle Motivazioni, numero 20 del 2014 nei confronti dell'ex Direttore Generale dell'ASL n. 1 di Massa e Carrara, Dott. Vito Antonio Delvino.
Con questa Sentenza, resa in esito al rito abbreviato, il magistrato ha assolto l'imputato con formula piena per NON aver commesso i fatti di reato allo stesso ascritti.
La vicenda processuale, inerente il famigerato "buco di bilancio" dell'ASL n. 1 di Massa e Carrara, prendeva inizio nell'anno 2010 e cagionava l'avvicendamento al vertice dell'autorità sanitaria dell'allora DG Delvino con l'attuale DG De Lauretis, inizialmente nominata Commissario e successivamente incaricata formalmente del ruolo di direttore generale.
La fase delle indagini preliminari aveva inizio con la richiesta di misure cautelari personali a carico dei tre soggetti interessati, per cui anche il Dott. Delvino si era trovato a subire un periodo di detenzione domiciliare presso la sua abitazione di Pisa.
Contro il provvedimento restrittivo il Tribunale del Riesame di Genova si era già espresso negativamente, disponendo l'immediata revoca dello stesso e dunque la piena remissione in libertà del Dott. Delvino, entrando anche nel merito del procedimento e ritenendo non sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell'indagato.
Nonostante ciò la Procura procedeva a notificare l'Avviso di Conclusione delle Indagini Preliminari ai sensi dell'art. 415 bis c.p.p. e pertanto, presa visione di tutti gli atti inseriti nel corposo fascicolo, la difesa del Dott. Delvino poteva iniziare a ricostruire la vicenda che lo vedeva coinvolto.
Nel corso dell'udienza preliminare, veniva quindi deciso di optare per il rito abbreviato per il che lo stesso GUP poteva procedere alla definizione del processo allo stato degli atti.
Il Dott. Delvino produceva ampia memoria con cui ricostruiva i fatti e veniva anche personalmente sentito dal magistrato, il quale pronunciava sentenza assolutoria PER NON AVER COMMESSO IL FATTO ai sensi dell'art. 530 co. 1 c.p.p. all'udienza del 20.02.2014.
La lettura delle Motivazioni oggi depositate e già oggetto di numerose pubblicazioni da parte della stampa, consente di capire il procedimento logico seguito dal magistrato, nonché le ragioni e le prove che lo hanno portato alla decisione di assolvere l'imputato.
A pag. 51 della Sentenza il GUP motiva "a sostegno dell'ipotesi accusatoria non vengono forniti adeguati elementi asseveranti l'effettiva esistenza dell'accordo collusivo pure ripetutamente richiamato come presupposto del giudizio di responsabilità dell'imputato".
A pag. 55 della Sentenza, passando a esaminare la tesi difensiva, il magistrato prosegue "la chiave di lettura della vicenda processuale proposta dall'imputato appare a questo Giudice immune da vizi logici e convincente sotto il profilo della ragionevolezza. Negando recisamente il proprio coinvolgimento nei fatti a lui ascritti fin dall'inizio delle indagini Delvino Vito Antonio ha prospettato l'esistenza di un disegno articolato dai vertici della Regione".
Tale versione viene espressamente ritenuta, a pag. 64 della Sentenza, "convincente e plausibile" e ciò anche "a prescindere dall'esito dei procedimenti connessi a quello odierno".

Configurabilità del delitto di esercizio abusivo della professione

Note alle Sentenze del Tribunale penale di Massa in composizione monocratica nei procedimenti penali nn. 1702/09 e 2755/09 RGNR
Nei due distinti procedimenti penali instaurati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa venivano tratti a giudizio rispettivamente due e poi tre dipendenti della Sezione di Massa Carrara dell'Associazione Italiana Assistenza Spastici.
I procedimenti originavano da un controllo richiesto ai Carabinieri del NAS di Livorno dal Ministero dell'Istruzione e dell'Università a seguito della domanda di riconoscimento di titolo straniero avanzata da uno dei primi due dipendenti.
Si tratta infatti di due cittadini belgi, residenti da anni in Italia, i quali svolgono mansioni di educatori senza titolo presso la struttura che segue persone affette da gravi patologie.
Le altre tre imputate venivano tratte a giudizio perché erroneamente qualificate come educatori, benché invece avessero qualifiche differenti e peraltro superiori di tecnici della riabilitazione.
In tutti i casi i due magistrati procedenti pronunciavano sentenza di assoluzione in quanto è assolutamente necessario per configurare il reato di cui all'art. 348 c.p. che vengano effettivamente svolte in concreto le mansioni riferibili a professioni protette.
Nei casi in parola l'accertamento era invece limitato a meri controlli documentali sui titoli posseduti e sull'inquadramento giuridico formale dei rispettivi contratti di lavoro dipendente.
Non vi era stata cioè alcuna verifica in ordine all'attribuzione agli imputati di mansioni vietate in quanto riservate a soggetti muniti di specifico titolo professionale.
Inoltre la difesa dimostrava che tutti gli imputati avevano anche un inquadramento giuridico diverso da quello contestato perché soltanto la professione di educatore professionale con il titolo è protetta.
Non così per la figura professionale dell'educatore senza titolo, pure prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, e per la figura professionale, peraltro di categoria superiore, del tecnico di riabilitazione.
Inoltre si tratta di materia di particolare complessità per la quale è un corso da anni un lento, ma progressivo riordino, con continua necessità di equipollenza tra titoli sopravvenienti rispetto ai precedenti.
Addirittura ad archiviazione del procedimento penale sin dalla fase delle indagini preliminari perveniva in caso analogo la Procura della Repubblica presso il Tribunale della Spezia nei confronti di cinquanta infermieri prossimi alla pensione non iscritti all'IPASVI.
In conclusione tutti e cinque gli imputati sono stati mandati assolti perché il fatto non sussiste.

Inottemperanza dell'ordinanza di rimozione dei rifiuti

Note alla Sentenza n. 1569/10 del Tribunale di Lucca Sezione distaccata di Viareggio
Il provvedimento in epigrafe ha concluso un procedimento penale iniziato nel 2003 a seguito della drammatica alluvione verificatasi in Alta Versilia.
Diverse imprese edili e forestali avevano infatti partecipato ai lavori urgenti di ripristino delle strade e delle infrastrutture, rese completamente inutilizzabili dalla forza degli elementi con gravissimi disagi per la popolazione.
Successivamente agli interventi perveniva ad alcune di esse un'ordinanza sindacale del Comune di Serravezza con la quale si intimava loro di rimuovere i rifiuti abbandonati nell'alveo del torrente Serra in Loc. Serravezza Via Monte Altissimo.
Ovviamente non avendo abbandonato alcunché i titolari ricorrevano al TAR Toscana di Firenze contro il ridetto provvedimento, ma purtroppo il Tribunale amministrativo ancora non ha deciso la controversia.
Nelle more si incardinava il giudizio penale per violazione dell'art. 50 co. 2 D.Lgs. 22/97, cioè per il mancato adempimento dell'ordinanza di rimozione, che si è concluso anch'esso soltanto nello scorso anno in quanto il reato veniva contestato con la permanenza.
I quattro imputati, legali rappresentanti delle imprese che si sono succedute nel tempo nella realizzazione dei lavori, sono stati mandati assolti con formula piena perchè il fatto non sussiste dal Giudice monocratico, con sentenza passata in giudicato, in quanto non è stata introdotta nel giudizio alcuna prova in ordine alla sussistenza della condizione soggettiva ritenuta nell'ordinanza sindacale.
La Procura della Repubblica infatti non ha potuto dimostrare che gli imputati fossero in qualsiasi modo considerabili responsabili dell'abbandono, anzi le difese sono state in grado di provare che il piazzale esisteva già precedentemente agli interventi delle imprese degli imputati e che veniva, seppure illegittimamente, utilizzato come discarica da ignoti almeno dagli anni '80.
Tale preesistenza era documentata anche da perizia geologica, da aereofotogrammetrie, da fotografie dei luoghi e da cartografie.
L'assenza della condizione soggettiva ha comportato l'assoluzione perché il fatto non sussiste.

Proscioglimento per inadeguatezza del quadro probatorio

Note alla Sentenza n. 240/2010 emessa dal Giudice per l'Udienza Preliminare del Tribunale di Massa
Il dirigente del Settore Lavori Pubblici della Provincia di Massa Carrara ed il funzionario responsabile per i lavori stradali della Lunigiana venivano individuati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa quali responsabili della morte di un anziano asseritamente caduto in prossimità di un cantiere non adeguatamente segnalato sulla Strada Provinciale per Fivizzano.
Dopo una prima richiesta di archiviazione la Procura si determinava a tale richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo in cooperazione derivante da violazione delle norme sulla circolazione ai sensi degli artt. 113 e 589 co. 2 c.p.
In particolare i tecnici della Provincia erano accusati di non aver osservato le norme di cui agli artt. 21 co. 2 Codice della Strada e 40 del relativo Regolamento di attuazione.
Si tratta di norme che prevedono l'obbligo di mantenere la sicurezza nei cantieri stradali collocando barriere e parapetti per impedirne l'attraversamento da parte dei pedoni, nonché la loro segnalazione mediante il posizionamento di luci rosse fisse e dispositivi rifrangenti.
Nell'udienza preliminare vi era altresì la costituzione di parte civile del fratello e della sorella del deceduto.
Il GUP ha accolto l'impostazione difensiva ritenendo non sufficiente la testimonianza de relato della sorelle del de cuius, peraltro più volte rimaneggiata, per ricostruire la dinamica dell'incidente.
Motiva infatti il magistrato che non si può escludere che l'occorso si sarebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza.
Inoltre la presenza dello spartitraffico era adeguatamente segnalata mediante segnaletica apposita.
Deve anche essere considerata la duplice pronuncia del Giudice di Pace di Aulla, il quale ha annullato la ordinanza ingiunzione con cui veniva inflitta sanzione amministrativa alla Provincia da parte dei Carabinieri di Fivizzano.
Il magistrato, nel pronunciare sentenza di non luogo a procedere ha valutato anche la perizia chiesta dal PM, ritenendola però insufficiente a fondare la prova dell'accusa in giudizio, stante la parzialità dei dati sui quali il consulente tecnico ha potuto lavorare.
Il GUP conclude affermando che nel corso dell'eventuale giudizio non sarebbero comunque evidentemente acquisibili elementi utili ulteriori e pertanto resterebbe difficilmente provabile il nesso di causalità tra condotta ed evento.
Per ricevere assistenza nel corso di un procedimento penale contatta lo Studio allo
0187 409760
Share by: