Previdenza

Avvocati esperti in previdenza a Massa


Gli Avvocati dello Studio esperti in previdenza forniscono consulenze stragiudiziali e assistenza giudiziale in tutto il territorio di Massa, occupandosi di infortuni sul lavoro, medicina legale, malattie professionali e previdenze varie (con particolare riferimento alle indennità di disoccupazione, malattia o maternità). Assistono, inoltre, imprese di qualsiasi dimensione nelle vertenze con Inps, Inail e altri Istituti in materia di regolarità delle posizioni previdenziali e assicurative. 

Applicazione del principio pro rata alle pensioni degli iscritti alla Cassa dei Ragionieri

Si segnala la sentenza n. 25894/2014 con la quale la Cassazione ha posto fine, in senso favorevole, al contenzioso attivato da un iscritto alla Cassa Ragionieri, in pensione dal 1° agosto 2005, nei confronti delle modalità con le quali era stato calcolato il trattamento pensionistico secondo le modifiche introdotte dalla legge 335/95.
Nel caso di specie, la Corte ha fatto applicazione del principio secondo il quale "In materia di pensioni di anzianità dei ragionieri e dei periti commerciali, la liquidazione dei trattamenti pensionistici, a partire dal 1° gennaio 2007, è legittimamente operata sulla base dell'art. 3, comma 12, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nella formulazione modificata dall'art. 1, comma 763, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, che, nel prevedere che gli enti previdenziali adottino i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell'equilibrio finanziario, impone solo di aver presente - e non di applicare in modo assoluto - il principio del "pro rata", in relazione alle anzianità già maturate rispetto all'introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti, e comunque tenendo conto dei criteri di gradualità e di equità tra generazioni, con salvezza degli atti approvati dai Ministeri vigilanti prima dell'entrata in vigore della legge n. 296 del 2006 e che, in forza dell'art. 1, comma 488, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, si intendono legittimi ed efficaci purché siano finalizzati ad assicurare l'equilibrio finanziario di lungo termine".

Inps: errata comunicazione dati contributivi

Tribunale di Massa - Sez. Lav. - Sentenza 361 del 10 maggio 2004 – Giud. E.Agostini - G.R. (Valettini – Buttini) contro INPS (Matranga)
Errata comunicazione da parte dell'Inps dei dati contributivi dell'assicurato - Incolpevole affidamento dell'assicurato - risarcimento del danno - sussiste
Sussiste la responsabilità di natura contrattuale dell'Inps nei confronti dell'assicurato laddove quest'ultimo decida di licenziarsi dal lavoro avendo ritenuto, in ciò facendo incolpevole affidamento sulla correttezza dei dato comunicati dall'Inps, di aver raggiunto il diritto al pensionamento ad una certa data.
Motivi della decisione - La domanda è fondata e pertanto deve essere accolta.
Infatti, il ricorrente ha ricevuto ben due comunicazioni dell’11.03.1995 aventi ad oggetto il rigetto della domanda di pensione di vecchiaia presentata il 30.09.94; nella seconda, che ha annullato e sostituito la precedente, si faceva presente che, nonostante l’accredito di n.1960 contributi settimanali, la domanda non era accoglibile perché presentata successivamente all’entrata in vigore del D.L. n. 533/1994, convertito nella L. n. 724/1994.
In detta comunicazione non vi è alcuna avvertenza in ordine alla registrazione anche di eventuali periodi di doppia contribuzione, né si è fatto esplicito avvertimento del valore meramente indicativo delle relative informazioni, in quanto bisognose di verifica, anzi, vi si dava atto che la domanda era stata esaminata in collegamento con gli organismi assicuratori della Svizzera in base alla regolamentazione internazionale sulle assicurazioni sociali.
Pare, allora, alla decidente che i dati forniti dall’Istituto nella seconda comunicazione fossero idonei a indurre in un interlocutore ordinariamente prudente il ragionevole affidamento circa l’effettiva utilizzabilità ai fini dell’attribuzione della pensione dei contributi indicati: che motivo c’era di dubitare di una comunicazione di tal tenore, per di più effettuata dopo tante verifiche e dopo averne annullata una precedente, perché erronea?
Pertanto, il ricorrente non aveva motivo di dubitare che alla data del 31.12.1993 avesse un numero di contributi superiori a 1872 (pari a 36 anni di contribuzione) e che la nuova domanda di pensione non potesse essere accolta con la decorrenza richiesta, e cioè l’1.06.1995 (la domanda è stata viceversa accolta con decorrenza 1.01.1996).
Non c’era la necessità di effettuare ulteriori verifiche, né, con ogni probabilità, il tempo per farlo.
La determinazione del ricorrente di dimettersi dal lavoro in data 31.05.1995, poi, è frutto non di una autonoma determinazione, ma della necessità di assolvere ad una delle condizioni richieste dalla L. n. 724/1994, in base alla quale la pensione di vecchiaia è erogata a condizione che il richiedente abbia cessato l’attività lavorativa dipendente.
Pertanto, deve ravvisarsi la sussistenza del nesso causale tra la comunicazione erronea dell’Inps, che ha indotto l’assicurato a fare incolpevolmente affidamento sulla possibilità di ottenere la pensione con una decorrenza anteriore rispetto a quella cui aveva diritto e a rassegnare le dimissioni, ante tempus, ed il danno patito dallo stesso, consistente nella perdita della retribuzione nei sei mesi decorrenti dal recesso del 31.05.95 alla data di decorrenza della pensione, e cioè l'1.01.1996.
Infatti, nell'ipotesi in cui l’INPS abbia fornito all'assicurato una indicazione erronea (in eccesso) del numero dei contributi versati, il danno subito dall'interessato per la conseguente interruzione del versamento dei contributi e per il rigetto della domanda di prepensionamento dallo stesso inoltrata nel convincimento, indotto dall'erronea indicazione dell’Istituto, di aver raggiunto il numero di contributi sufficiente per la maturazione del relativo diritto riconducibile ad un illecito contrattuale, ricollegabile all'inadempimento del generale obbligo dell’ente previdenziale, ex art. 54 della Legge n. 88 del 1989, di informare l’assicurato sulla sua posizione assicurativa e pensionistica, qualora lo stesso ne faccia richiesta. Pertanto, ove la decisione di cessare l’attività lavorativa risulti riconducibile, sotto il profilo causale, a detto comportamento inadempiente dell’Inps, spetta al lavoratore il risarcimento del danno, da liquidare in un importo commisurabile a quello delle retribuzioni perdute fra la data della cessazione del rapporto di lavoro e quella dell’effettivo conseguimento della detta pensione (cfr. Cass. n. 19340 del 17.12.2003; nella specie, la Corte territoriale, in riforma della sentenza di primo grado, aveva escluso la sussistenza del nesso causale tra la comunicazione con la quale l’Ente aveva fornito indicazioni inesatte sul numero dei contributi versati dall'interessato, e la decisione dello stesso di cessare l’attività lavorativa, rilevando che detta comunicazione, che indicava in modo erroneo il numero dei contributi mancanti per ottenere la pensione, era contenuta nel provvedimento di rigetto di una precedente domanda di pensione avanzata dallo stesso appellante.
La S.C. ha cassato detta decisione ritenendo non congruo il ragionamento seguito dal Giudice del merito in ordine alla non ricollegabilità a detta comunicazione dell’affidamento del ricorrente sulla esattezza della comunicazione della sua posizione contributiva, e, quindi, della riproposizione della domanda a seguito del superamento, nelle more, del numero di contributi mancanti all'epoca del primo provvedimento di rigetto della sua domanda, senza che assumesse, tra l’altro rilievo il suo eventuale errore nel non rendersi conto che parte dei contributi a lui accreditati erano figurativi – circostanza peraltro non accertata – e pertanto non computabili ai fini del conseguimento del diritto a pensione, ma solo della entità della stessa, potendo tale circostanza, se mai, essere richiamata ex art.1227 Cod. Civ. solo nella determinazione del risarcimento, e non per una esclusione della colpa dell’Inps).
Pertanto, parte resistente deve essere dichiarata tenuta e condannata al risarcimento del danno, da liquidarsi nella somma corrispondente a sei mensilità di retribuzione, al netto delle ritenute di legge, pari a £.7.722.000 (€3.988,08), oltre agli accessori di legge.
NOTA - Sentenza assolutamente condivisibile ed in perfetta sintonia con la giurisprudenza di legittimità.
Sulla natura contrattuale della responsabilità dell'Inps in caso di comunicazione di dati errati e sulle conseguenze in materia di ripartizione dell'onere probatorio si può esaminare la sentenza n. 15083 del 6 giugno 2008.
Si segnala anche la sentenza n. 26925 del 10 novembre 2008, laddove mette in evidenza come l'Ente debba rispondere del danno derivante dall'errata comunicazione "salvo che provi che la causa dell'errore sia esterna alla sua sfera di controllo e all'inevitabilità del fatto impeditivo nonostante l'applicazione della normale diligenza".
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